Invalidità civile dopo il trapianto. Una proposta di modifica della valutazione della percentuale di invalidità

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Invalidità civile dopo il trapianto. Una proposta di modifica della valutazione della percentuale di invalidità

Messaggio Da Admin il Dom Feb 13, 2011 10:05 pm

Dopo un trapianto la percentuale di invalidità civile è del 60%.
Si presume che i trapiantati abbiano recuperato in pieno la loro forma fisica e quindi non abbiano più bisogno di sostegno economico né di accompagnamento.
La realtà è il più delle volte differente.

Dopo un trapianto di certo la qualità della vita migliora in maniera notevole, ma occorre tener presente che spesso si arriva al trapianto dopo anni di malattia cronica in stato terminale che reca in sé tantissimi altri problemi collaterali. Problemi che chi ha conosciuto il peggio, spesso minimizza e cerca di superare con tanta tantissima pazienza. Ma non si può fingere che non esistano. Così come esistono moltissimi problemi legati all'uso dei farmaci antirigetto.
I trapiantati sono persone immunodepresse con tutte le conseguenze che ne consegue.
Lo scorso anno quando si presumeva fosse in atto una pandemia i medici degli ambulatori dei Centri Trapianto consigliavano di chiudersi in casa ed evitare assolutamente di uscire. Il vaccino per lo più non era consigliato.

Sì certo, esistono tantissimi casi di trapiantati, e per lo più si tratta di persone giovani, che riprendono quasi in pieno al loro esistenza, apparentemente senza alcuna limitazione, ma andando ad ascoltare ad una ad una le loro storie, si vede quanto impegno e quanta determinazione occorre ogni giorno per superare le mille difficoltà. Inoltre per ognuno di loro ve ne sono tantissimi che vivono in stato di estrema debilitazione.

Per tali motivi occorre attivarsi per far ben comprendere a coloro che definiscono le tabelle di invalidità che nella maggior parte delle volte, seppur un trapianto migliora la vita di certo non restituisce la piena salute né la libertà di movimento.

E allora basterebbe che i medici legali, in sede di verifica, invece di applicare in automatico la percentuale definita dalle tabelle di riferimento in una visita che spesso non supera i dieci minuti, ascoltassero e con calma valutassero ogni persona approfondendone la storia clinica e non solo l'esito finale.
Perché i casi possono essere tanti e vanno valutati singolarmente. Vi sono persone che sono state sottoposte a due o più trapianti, persone politrasfuse, persone che hanno patologie collaterali, persone debilitate da anni di vita in stato terminale.

Il medico allora, anche se legale, occorre che faccia il medico, e vale dire che deve valutare le condizioni psicofisiche di ogni persona che ha di fronte, e non ridursi a un conteggio da ragioniere con le tabelle alla mano.

Quello che si chiede è che possano essere modificate le tabelle di riferimento in merito ai trapianti, inserendo magari un intervallo di percentuale che vada da 60 a 100 con facoltà del medico di poter attribuire l'indennità di accompagnamento quando vi è la necessità. Anche a coloro che, seppur debilitati nel corpo e nella mente, dignitosamente si recano a visita con le proprie gambe.

Ma di certo per portare avanti tale discorso occorre essere in tanti. Più si è e maggiormente si ha la possibilità di far valere i propri diritti.
Il progetto è di inviare una lettera al Ministero dell'Economia e delle Finanze e al Ministero della Salute per far valere i diritti di noi tutti.

Aspetto allora una vostra adesione.

A. Paliotti
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richiesta assolutamente giusta

Messaggio Da stefano cappadozzi il Mar Apr 12, 2011 8:42 am

Gentile. Dott.ssa Paliotti sono assolutamente d' accordo sul problema. Dopo 8 anni di dialisi nei quali non ho potuto seguire più i miei lavori precedenti dovendo rinunciare ad incarichi e mansioni ben retribuite e di responsabilità perchè dirigenziali ( in azienda di famiglia) dopo che anche a cuasa della mia assenza forzata l' azienda ha dovuto chiudere i battenti ecco che dopo il trapianto mi ritroverò "sulla strada" e alla ricerca di un nuovo lavoro alla bella età di 44 anni circa. E lo stato cosa fa'? mi toglie quel poco di pensione che ora percepisco magari immediatamente dopo l' operazione visto che la prossima revisione presso l' inps è a dicembre 2011 e l' operazione dovrebbe avvenire entro tempi brevi vista la mia lunga "carriera" di dializzato. é giustizia tutto ciò? Penso che come lei propone almeno la commissione dovrebbe interessarsi alle effettive conseguenze sociali e lavorative della malattia e non solo a quelle strettamente mediche che da un punto di vista tecnico dopo il trapianto sono generalmente migliori. Ma dubito che tuttò ciò sia giustizia.

stefano cappadozzi

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