Il senso di una donazione e di un trapianto d'organo

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Il senso di una donazione e di un trapianto d'organo

Messaggio Da Dott. Paliotti il Gio Giu 25, 2009 10:52 pm


Prendo spunto da un cortometraggio visto di recente "La Vita Attesa" - http://www.donagliorgani.it/multimedia/?s=50 - inserito nella campagna per la donazione d'organo, per alcune riflessioni sul giusto senso da attribuire a un trapianto d'organo.

Nel filmato viene mostrato un ragazzo che, a causa di un tatuaggio, viene colpito da epatite fulminante, ed è quindi costretto a sottoporsi a un trapianto di fegato.
Alla fine del filmato lo si vede in piena forma giocare a pallone.
Il cortometraggo è abbastanza efficace, specie nel finale, ma non rende in pieno la realtà.

Sì, certo, può anche accadere che per un tatuaggio ci si possa ammalare di epatite fulminante, ma nella maggior parte dei casi non è così.

Per lo più le persone in attesa di trapianto sono persone debilitate da anni di malattia cronica che progressivamente, ma inesorabilmente, con la degradazione della funzionalità dell'organo malato, subiscono una costante debilitazione psicofisica con un degrado progressivo della qualità della loro vita e di coloro che sono loro intorno.
E si arriva al trapianto come ultima spiaggia.
Ma non pensiate che sia una scelta facile.

Spesso mi è capitato di ascoltare persone, purtroppo anche addetti ai lavori, parlare in termini di barricate, nel senso che si comprende bene la difficoltà della decisione di donare gli organi di un congiunto in un momento di estrema sofferenza, mentre erroneamente si reputa che, a chi è in attesa di trapianto non interessi nulla al di fuori di se stesso – si sa, l'egoismo del malato! - e sta lì, come una specie di avvoltoio in attesa che qualcuno muoia.

Ma non è vero affatto!
Quando si comprende che non esistono terapie, e che l'unica soluzione alla morte è il trapianto... ecco... solo allora, e nemmeno sempre, si accetta.

E l'attesa, è una attesa dura, ché nel momento che decidi e fai le pratiche, non sai nemmeno tu cosa aspettarti, ché ti accorgi che non puoi sperare che al più presto ti chiamino, anche se vedi la qualità della tua esistenza decadere e la morte avvicinarsi.
No, devi mettere tutto nelle mani di Dio, del cielo, del caso, o di quello in cui credi, e continuare la vita senza pensarci.
Perché è l'unico modo per uscirne indenni. Senza sentimenti di colpa che a lungo andare distruggono in ogni caso la tua esistenza.

Perché un trapianto si può accettare solo come un dono dal cielo, tenendo ben presente che questo dono ha in sé un costo altissimo.

E quando avviene sono attimi difficili, di gioia e di dolore. Una rinascita che contiene in sé il senso di un lutto. Una gioia offuscata dalla consapevolezza che da qualche parte del mondo ci sono lacrime.
E sono certa che nessun trapiantato lo dimentica, anche se non lo dice, non ne parla.
Perché spesso di cose così intime non si parla.

E allora ecco un suggerimento per un filmato per la campagna sulla donazione d'organo.

Riprenderei i passaggi della vita di un malato cronico, della sofferenza di non poter adempiere alle cose più banali, della “mancanza” della persona in seno alla famiglia, che diviene a lungo andare un fantasma, senza forza e né potere.
E poi mostrerei la rinascita, che non è andare a giocare a pallone, (vorrei vedere quanti, poi, giocano al pallone!) ma è un riprendere graduale della vita ordinaria, quella delle piccole cose, di uscire a fare una passeggiata senza affannare, di decidere di poter bere un bicchiere d'acqua quando si vuole, di poter riprendere il lavoro, la vita normale con i problemi ordinari, quelli di tutti, compresi da tutti, non quelli che ti senti un extraterrestre quando li racconti, che poi va a finire che non racconti più niente a nessuno.

La ripresa quindi come il miracolo di vivere con cautela una vita normale.

Ma ripresa è anche interrogarsi sul vero senso della vita, di cercare di comprendere il significato di una rinascita e scoprirne ogni giorno il senso, di modo che il grande dono ricevuto possa essere onorato e in mille modi ricambiato.

Ecco, in questo modo racconterei il giusto senso da attribuire a una donazione per un trapianto d'organo.


Dott. A. Paliotti

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